Sono una candela spenta che nessuno può accendere.....una foglia al vento nella sera....uno come altri ma non certo qualcuno....di essere qualcuno me ne guardo bene e non vi auguro di esserlo......siate voi stessi la vostra guida,perchè non c'è strada nella vita
sento il
vuoto immenso
dilaniarmi
col senso
del peccato
quasi bacco e
stralunato
m'attacco al
cancello
e grido piano
non scaccerò
l'inverno
ma mi riscalderò
di vanità
ormai è tardi
o troppo presto
i morti
dietro al
convento son
nell'aldilà
rimarrò a
dormire con
l'amaro in
bocca mentre
i colombi
faranno piano
all'amore
per non
destar degli
altri l'ombra
di pietà
mi ritrovo
a scrivere
senza esser
capito sorrido
io sono un vinto
una malia
d'esistenza a
me non importa
l'apparenza gli
errori o gli orrori
che mieto sul mio
vuoto campo
raccolgo foglie
per incanto mentre
mi sfiora un gabbiano
e tutto s'è perso
non importa il
mio pensiero non
ha forma il desiderio
l'ho stipato in
una spelonca di
vetro sorrido
di rado mi guardo
indietro solo
per accorgermi
quanto mi sia
allontanato dalla
fonte e quanto gli
squali siano alla
mia ombra ma
anche questo
non importa
mi basta condividere
il mio sangue
con le vele sì
che io possa gonfiarmi
e perdermi come
coriandoli o piume
calpestate dai
vostri passi
i tuoi occhi
son ginepro
e sandalo
oltre la
tempesta
la voglia
accesa
d'ogni carezza
fino a
denudarci
a divenir
ciò che di noi
resta
anime sfiorate
dalle tragedie
diventano
polline di
farfalle
ed inumane
preghiere
tra sospiri di
sguardi e respiri
diventiamo rose di
roveti estinti e fino
alle radici
facciamo
l'amore
pungendoci
di mirabili capricci
finchè il
polline
non c'asperga finchè
la notte con le
sue stelle
non ci colga
rimaniamo
insieme come
igni artifici di sogni
e ragnatele di
ricordi non vorrei
finire mai di far
l'amore se sei tu
a denudarmi le
ferite dal
cuore e dalle
spine
l'oppio dei
popoli è
la deriva
frastagliata
d'ostia
una luna
sbranata che
nessun poscia
quest'inverno è
il mio sogno
acceso la
cenere che getto
non appena mi
spengo ho
voglia di
vedere oltre
le ombre le
mie ali inquiete
lapilli di strade
fino a perdersi
verso quella
ragione
che si cela sotto
il velo
della pelle se
solo sapessi
capirti cercherei
di prenderti ma
sono solo
un corpo
posseduto a volte
dal fuoco della
passione altre
volte dal
gelo del
dolore quel che
raccolgo son
soltanto sputi di
lacrime sul
marciapiede
se non fosse
così freddo
mi vestirei di
neve fino a
diramarmi come
tempesta su ogni
croce su ogni
amore che mi
ha lasciato silente
spogliandomi
dalla mia voce
rendendomi invisibile
alla gente
spero che la
mia lapide sia una
stella cadente
sì che io possa
all'infinito consumarmi
ed esaudir un
silente sogno
d'un cuore
penitente