masturbo con
la lingua
una lametta
per le vene
non c'è
fretta
tutto scorre
in porporati
rivoli si
stagna qualche
nota inchiodata
a spartani
spartiti
quasi vagiti
d'inferno
sorridono
mi chiedo che
senso abbia
esser blasfemo
in un vuoto cielo
forse le mie
parole son
tanfo e dolore
forse è solo
il mio malato
cuore ora
che il cancro
s'è vestito
d'arcobaleno
nel riflesso mi
celo piangendo
con la pioggia
sorridendo
con la neve
adesso che
ho sputato
tuto il veleno
non mi
rimane che
mangiar una
mela ed
ingollare ogni
pezzo
l'ultimo respiro
sarà il disprezzo
di tutta quella
nobiltà borghese
che pur di
non sporcarsi
il piede usa
per andare a
cagare il
calesse